Emily è naturalmente la
Dickinson. Le Altre sono le poetesse e traduttrici che, al di là dei
limiti oggettivi segnati dalla distanza nel tempo e nello spazio,
hanno costruito un rapporto profondo, un sodalizio artistico ed
esistenziale con la scrittrice di Amherst. Una sorta di legame
generoso e lacerante, edificato intorno alle inquietudini delle
parole e dei corpi, unisce oltre l'ostacolo dei luoghi e degli anni
la Dickinson a Emily e Charlotte Bronte, Elizabeth Barrett Browning,
Elisabeth Bishop, Sylvia Plath, Margherita Guidacci, Cristina Campo,
Nadia Campana e Amelia Rosselli. E' a partire da questa relazione “di
dolore e di vita” che Gabriella Sica costruisce il suo Emily e
le Altre, pubblicato per i tipi
di Cooper. Emily è la sorella e l'antenata di “donne inquiete,
impazienti sbilenche”, “donne vagabonde nel corpo e nell'anima,
donne impastate di parole intagliate e incarnate nel corpo”.
Il
libro della Sica si presenta subito come un prodotto anomalo nel
panorama editoriale italiano, un ibrido, un testo indisciplinato e
anche per questo ancor più interessante. Non può essere
propriamente definito un libro di critica letteraria, in quanto non
segue un rigido ordine sequenziale e, pur in presenza di osservazioni
acute sui versi e sulle parabole poetiche della Dickinson e delle sue
lontane sodali, non utilizza un linguaggio specialistico, respingente
per i non addetti ai lavori. Prevale piuttosto l'aspetto narrativo,
se si intende il raccontare non il fluire cronologico delle vicende
biografiche, ma la ricerca appassionata delle strade oscure che
conducono all'incontro, dei legami nascosti e misteriosi che
costruiscono le vite.
Il
volume contiene 56 poesie della Dickinson tradotte da Gabriella Sica
(“come candele accese per festeggiare i 56 anni della vita di Emily
che hanno illuminato il mondo”), che introducono ai vari capitoli
di cui si compone il libro, ognuno dei quali dedicato a una poetessa.

Gabriella
Sica fa emergere il lato emotivo e irrazionale del rapporto
spirituale e insieme, per qualche arcano legame, anche fisico e
corporale che unisce Emily alle Altre, scegliendo un linguaggio che è
insieme limpido e recalcitrante, colloquiale e frammentato. Un
linguaggio spesso evocativo, nel tentativo di penetrare il segreto
delle esistenze di donne che hanno vissuto la loro vita con
sofferenza, ma che hanno saputo fino in fondo fare i conti con il
loro essere poeti: “spesso sono furiose e pensano molto, pensano
con le mani, con le orecchie, con la lingua, con gli occhi...”. Ne
deriva una prosa ricca e varia, ariosa e insieme ruvida, a tratti
ritmata, spesso metaforica, che costringe il lettore a un continuo e
salutare cambio di passo e di prospettiva.
(recensione pubblicata su Giudizio Universale.it)
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