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giovedì 12 giugno 2014

L'anima si incupisce



L'anima si incupisce se gli oggetti
di nessun conto, le lampade i bicchieri,
ci abbandonano, il corpo si protende
senza di loro sul ciglio dell'abisso,
il gesto si frantuma in reticenze.
Solo la mano cerca nella tasca
la moneta, la chiave, il punto fermo
che ci faccia sentire dentro casa
con la speranza che tazzine e brocche
non abbiano lasciato la credenza,
che siano al posto loro le ramine,
i calici in attesa delle bocche.




(da La vita dei bicchieri e delle stelle, Campanotto Editore)




sabato 28 settembre 2013

Il corpo sa di sole e di salmastro

Una mia poesia tratta da La vita dei bicchieri e delle stelle (Campanotto, 2013). Fa parte della sezione L'anima.



Il corpo sa di sole e di salmastro,
l'anima afflitta attende in zona grigia,
rannuvolata sterza in coni d'ombra
e non è mai abbronzata, pare stinta
in posa da malata speculante,
anima ottenebrata e respingente,
pensa da sempre ad altro, s'aggroviglia
in contorsioni, in ginniche flessioni cogitanti,
cerca rifugio alle eccitazioni,
a fasci luminosi e radiazioni.
E pure quando il corpo sta disteso,
vorrebbe rilassarsi in pieno sole,
un po' afflosciato, col muscolo sapiente
addormentato, il respiro assonnato,
lei vigila e vaga diffidente,
controlla il territorio, soprintende
in preda a una nevrosi meditante.
Il corpo lui vorrebbe rimanere
ad arrostire, l'anima febbrile
lo ghiaccia a spruzzi di risentimento:
lui cerca pace e lei condanna al vento,
gli ricorda l'età, le malattie,
le macchie sulla pelle, i raggi uva.
Lui ancora cerca il centro della scena,
lei è pronta coi rimorsi e con la crema.



sabato 15 giugno 2013

Ma io senza il mio corpo non so stare

Ma io senza il mio corpo non so stare,
non l'abbandono per correre da te,
anima spudorata ed incombente,
non lo rinnego per quattro malefatte
che l'hanno spento, un poco consumato.
Senza il mio corpo, anche se sbiadito,
rimango senza fiato, dove vado,
mi sento perso, ed anche se le colpe
si traducono in macchie sulla pelle,
nel passo pigro, l'occhio riluttante
ad una messa a fuoco resistente,
da te non lo ricovero davvero,
anima maliziosa e supponente,
di certo non l'affido al cicalare
molesto fastidioso e fuori tono,
a quell'accento astratto e spirituale
che induce in tentazioni e pentimenti.
Lo tengo stretto il corpo, non sfinire
con la leggenda che il fisico è malfermo,
si trascina in affanno, mentre tu
volteggi certa di un destino eterno.


da La vita dei bicchieri e delle stelle (Campanotto Editore)



lunedì 13 maggio 2013

Non c’è dubbio che l’universo espande


Dal mio nuovo libro di poesie, La vita dei bicchieri e delle stelle, edito da Campanotto. Questa è la poesia che apre il volume.



Non c’è dubbio che l’universo espande
giorno per giorno, metro dopo metro, un poco
più universo avanti e indietro, in ogni
lato cresce ad ogni ora. La stella
che era l’ultima (prima di che cosa?)
ora non scorge più alcun confine
tra sé e il vuoto, sempre s’aggiunge
cielo al cielo, dilata il buio, nero
dopo nero. Sto qui in pensiero. Non era
l’universo già infinito?
Non era forma chiusa
ed assoluta? Ma se cammina
anche l’infinito, verso dove
si muove e come fa
a diventare più d'ora illimitato?
Rimango speculando sul pianeta,
che orbita tediato ed esitante,
da tempo più distante da qualcosa
che non sappiamo, insomma barcollante,
disorientato dentro l’universo
che si allontana e che diventa grande,
che giorno dopo giorno un poco espande
in soffi e leggerissime carezze,
miti bisbigli che aggiungono frammenti
di luce al buio, notte a antica notte.
Immagine ripresa dal sito Eso





Giuseppe Grattacaso
La vita dei bicchieri e delle stelle, Campanotto Editore

mercoledì 5 settembre 2012

Il cavalluccio marino


Si sforza in ogni modo il cavalluccio
marino di rimanere dritto,
imperterrito e dritto, verticale
pur in quel mondo agli occhi suoi bislacco
e orizzontale, lui testa di cavallo
e ricciolo di viola, dentro il mare
si sente perso, troppo aristocratico,
simbolo d’avvio pentagrammatico
tra muti e sordi, timido residuo
di un’età ancestrale, fossile
eppure vivo, cosa ci faccio
io, dice, cullato da quest’onda
distratta, io acrobatico, mi sembra
di correre lontano e invece mai
arrivo, troppo schivo
per mostrare agli altri la mia danza,
dondolando sulla coda ballo
in un mio ritmo banale endecasillabo.




(da Confidenze da un luogo familiare, Campanotto 2010)

martedì 21 agosto 2012

Le palme lungo il mare di Salerno






















Le palme lungo il mare di Salerno
che ammalate e poi decapitate
restano radicate in mezzi tronchi
senza più ciuffo, insomma grasse e sfatte
vecchie signore, languide matrone
senza testa, ridotte a vegetale,
io vado ad abbracciare, non morite
vi prego non lasciate il vostro posto
ad alberi più giovani, a dei fusti
volgari e supponenti, non pensate
a quelle signorine in tacchi a spillo
sempre eccitate e sempre innamorate,
che fino a ieri vivevano in vivai,
non vi arrendete al punteruolo rosso
che scava gallerie dentro la carne,
la vostra carne cadente e contegnosa,
i vostri tronchi in abito da sposa.  



venerdì 3 agosto 2012

A quattro vincitrici nel gioco della scherma





Non sono molti i movimenti, sempre quelli
sulla pedana avanti e indietro, affondo
presa di ferro, eppure rarefatti
o consistenti diventano miraggio della grazia,
il volteggio dell'anima che fugge
lungo il braccio e vorrebbe mantenersi
infinita. Non sono sufficienti
il gesto delicato e pronto al balzo,
il deciso vigore trattenuto, l'improvviso
schianto, il disegno leggero
delle gambe, il pensiero
che mantiene e che fulmina, la schiena
lieve, che salta e scarta si contrae ritorna
in sintesi perfetta. Bisogna misurare la bellezza,
frenarla, non unirla al tramestio del tempo,
al magro sdrucciolare
dei giorni, all'ombra, alle inutili imprese.
Bisogna che resista
la giovinezza negli occhi e nelle braccia,
sia sempre il vento della leggerezza
nel muscolo che freme e va a bersaglio.

Per vincere occorre essere semplici e lontane,
cedere alla preghiera, all'emozione,
non fissare lo sguardo
sul presente che mette le catene
alle caviglie, pensarsi forma, solo vivo segno,
la muta intelligenza della danza, la nuvola
corretta in resistenza.
Le quattro vincitrici nella scherma
sono la gioia che abbiamo abbandonato, il finale
cantato a squarciagola, l'abbraccio immaginato
con gli amici.

Oggi che continua la vita, mi accontento
di guardarvi da questo tempo nostro
di mortali che avanzano e indietreggiano in pedana,
un po' più vecchi, più deboli all'assalto, da questo tempo
di parole che fuggono la vita, che si addormentano.
Venite voi, Elisa e Arianna e Valentina e Ilaria,
venite coi fioretti sorridenti, le maschere pensanti,
la sorpresa del braccio che accarezza,
a darci il cuore, a raccontarci il sogno,
a mantenere la fiaccola sospesa
ancora verso il cielo.

giovedì 12 gennaio 2012

La gatta


Candida morte scelse la tua gatta,
l’aristocratica che ebbe nome Stella,
grigia zitella non volle più mangiare,
non dette cenno alcuno, non spiegò
le sue ragioni, solo un accorato
sguardo accompagnò il suo commiato,
il muto e fermo esilio da se stessa.
Accorrevamo con timide carezze
poco gradite, tenerezze, sensi
di colpa, manicaretti un tempo
a lei preclusi, imbarazzati affetti.
Non volle storie, chiuse le sue porte
a tutti noi, se ne restò in disparte,
in un suo angolo buio e perentorio
disse l’addio. Facemmo l’inventario
delle partenze troppe e inaspettate,
preghiere assorte, tutte in un inverno
che trapassava noi come un pugnale.

Si vede a volte la gatta per le scale,
entrare in casa, guardarsi appena intorno,
l’ombra disegna di cenere una curva
sul tappeto, si sente un miagolio
e lei fedele al luogo ficcanasa
come faceva un tempo, la scontrosa.

(da Confidenze da un luogo familiare, Campanotto Editore)



sabato 24 dicembre 2011

Sommelier


Grondanti acqua, in pose inconsuete,
i bicchieri da poco liberati
dalla patina di polvere e di grasso,
disposti in file, o panciuti o smilzi,
ora ridenti in nuova trasparenza,
stanno in attesa d'essere riposti
dentro credenza o mobile da sala,
guardando gli altri astanti con premura
schierati in disarmata leggerezza,
l'incosciente ritrovata giovinezza
che mette ardore e un poco fa paura.
Presto ritorneranno alla postura
di eleganti signori e di signore
supponenti, un poco riluttanti
a mostrarsi, comunque sommelier
cerimoniosi e centellinanti.

domenica 4 dicembre 2011

Mangio non mangio


Mangio non mangio forse addento solo
finocchi gratinati, un pomodoro,
o bietole lessate e cavolfiore,
ma se non mangio io non mi consolo,
divento triste per perdere tre etti,
allora è meglio un piatto di spaghetti
alle vongole, una parmigiana
di melanzane, il fiano di Avellino
servito fresco a riempire il mio bicchiere. Senza
sentire un sapore familiare, presto
mi stufo, mi arrendo alla bruttezza,
cambio colore, mi sento un vegetale.
Dovrei rinunciare alle passioni
per sembrare un uomo giudizioso, ma preferisco
essere animale, senza criterio
davanti a un vino rosso, ozioso.



(da Confidenze da un luogo familiare, Campanotto Editore, 2010)

giovedì 24 novembre 2011

AI NAVIGANTI E' DETTO:


Gaetano Bevilacqua, bozzetto per Se fosse pronto un cielo



a largo una boa
a luce rossa e gialla,
bagliori intermittenti,
che stiano attenti
i naviganti all'attimo di buio,
ai mostri
marini, ai nostri
abissi intestini.



(da Se fosse pronto un cielo, Il Catalogo, 1991)

lunedì 14 novembre 2011

Ora vivo nel mare


Gaetano Bevilacqua, bozzetto per Se fosse pronto un cielo

Nella mia casa c'è un nuovo
ospite uccello: un canarino
giallo, con una macchia in capo.
Sono io che abito altrove: ignorante
di cose umane e di affari
ingenui di volatili,
ho scelto altra forma animale.
Ora vivo nel mare, attendo l'onda
grassa che mi conforti, che confonda
paesaggi di spugne e alghe.
Ho scelto di pensare sotto il livello
pacifico del reale.




(da Se fosse pronto un cielo, Il Catalogo, 1991)

giovedì 3 novembre 2011

L'avete viste voi mai tante stelle?

L'avete viste voi mai tante stelle?
Ma non ce n'era una in movimento.
Così mi assale terribile argomento
che nulla accada in cielo e l'universo
sia proiezione di un qualche marchingegno,
scatola magica, intrattenimento.
Nessuna stella cade, non c'è segno
di strascico che doni ai desideri
la mano che li anneghi o che li avveri.









acquaforte di Gaetano Bevilacqua che accompagna le poesie di DUE NOTE, Edizioni dell'Ombra, 2010

martedì 25 ottobre 2011

La balena guadagna a stento il largo

La balena guadagna a stento il largo,
affaticata dall'enorme peso
del suo corpo condanna. Si immerge lenta
e non sa pensare
che il tributo che deve oggi alla vita
è come sempre ritornare a galla
a respirare.











(da Se fosse pronto un cielo, Il Catalogo, 1991)

giovedì 29 settembre 2011

Troppi rumori


Troppi rumori intorno, troppe urla,
troppi che sanno, che non hanno dubbio,
sempre all’assalto, ma com’è che fanno
a non ferirsi mai, sempre gridando
una certezza, l’unica, evidente,
se non capisci niente, allora zitto
urlano zitto a tutti gli altri, è scritto
facile da capire anzi banale,
vince chi urla, vince chi ti assale,
non c’è mistero, se tu resti afflitto
sottovoce cortese derelitto,
segnato è il tuo destino culo a terra.
Ma io non voglio pace, niente guerra,
spesso mi tiro indietro, non conduce
da nessun lato la parola, è luce
e buio insieme, chiaroscuro, porta
e muro senza feritoia, contorta
idea che spinge a nulla, uno sgambetto
nella discesa senza freni, effetto
spettacolare, vita e morte. Frulla
la cinciallegra, io la sto a guardare,
le dico grazie, anzi lo vorrei fare,
invece resto zitto, tanto è uguale,
lei non capisce e io non so parlare.



(da Confidenze da un luogo familiare, Campanotto)