
Sono personaggi che hanno
scelto di “sparire”, di vivere in disparte, come Pagi che si è
rifugiato in un borgo dell'Appennino tosco-emiliano. Solo Lucia, che
pure è affaticata dalla malattia e condannata alla morte, cerca una
verità, si affanna per comprendere quello che succede intorno a lei e
agli altri, soprattutto vuole
ricostruire un passato che Marco sembra
aver cancellato, il cui ricordo vuole ad ogni costo evitare. Solo
Lucia è animata da un sentimento vitale, solo lei guarda al presente
come un luogo della mente dove è possibile ricomporre il passato e
costruire il futuro.
Lucia avvia una sorta di
prova di forza con Marco, indotto in qualche modo, malgrado la
propria riluttanza, a guardare dietro, a liberare la propria vita
dalla patina di nebbia che la avvolge, a fare emergere dal passato un
segreto che dia conto del suo rinunciatario stato d'animo.
Marco Marchesini, critico
letterario che collabora con vari quotidiani ed ha già al suo attivo
opere saggistiche e di poesia, manovra la materia narrativa con
abilità e consapevolezza, spingendo a volte il lettore sul terreno
dell'attesa e della sospensione, per poi deviare verso la confessione
psicologica e l'analisi della condizione generazionale. Il
personaggio protagonista, che è il narratore della vicenda, tende,
come è nel suo modo di intendere la vita, a dire molto, negando però
allo stesso tempo una verità che possa soddisfarci, cambiando spesso
la prospettiva e portandoci in questo modo verso uno scioglimento
finale di grande e struggente intensità.
L'ossessione di Marco è
un romanzo che non riesce a concludere, anzi che rappresenta il peso
incompiuto e indeterminato della propria vita. Ma c'è anche un altro
romanzo che non è stato finito: è quello di Ernesto. Proprio in
quelle pagine che non sono sua opera, Marco sembra ritrovare una
parte di sé che non riesce a confessare. “Strana faccenda – dice
il protagonista – io, che a differenza di lui ho tanta ansia di
restare, di dire tutto, per qualche oscura ragione
continuo a coltivare una prosa che non ha fori da cui possa sgorgare
una 'spontanea' riflessione”.
Atti mancati è
anche un romanzo sulla sofferenza della creazione artistica, sul
difficile e tormentato rapporto tra scrittura e vita. Marco Molinari
è una sorta di novello Zeno Cosini, disposto a spendere le sua
parole per continuare a girare intorno a se stesso, per scavare senza
mai veramente puntare alla profondità. I suoi “atti mancati”
nascondono del resto l'ansia di una generazione alla ricerca di se
stessa, mentre intorno i punti di riferimento svaniscono, i maestri
si dileguano e le richieste di quanti sono intorno spingono verso
l'annebbiamento e la rinuncia.
(pubblicato sul sito Giudizio Universale)
(pubblicato sul sito Giudizio Universale)
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